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Acque Sotterranee

Gli acquiferi e le acque sotterranee

acque sotterranee, sorgentiLe falde acquifere costituiscono la più grande riserva di acqua dolce del mondo, rappresentando oltre il 97% di tutte le acque dolci disponibili sulla terra (esclusi i ghiacciai e le calotte polari). Il restante 3% è composto principalmente dalle acque di superficie (laghi, fiumi, zone umide) e dall'acqua di ritensione del suolo, intrappolata come acqua capillare. Fino a poco tempo fa, l'attenzione sulle acque sotterranee era concentrata principalmente sul loro utilizzo a scopo potabile: infatti, circa il 75% della popolazione Europea dipende dagli acquiferi sotterranei per il proprio approvvigionamento idrico.

Le acque di falda sono una risorsa importante anche per l'industria (utilizzate come acque di raffreddamento) e per l'agricoltura (irrigazione). Ma è divenuto sempre più evidente che le falde acquifere, non vanno viste esclusivamente come un serbatoio di acqua potabile, ma rappresentano un bene ambientale prezioso il cui valore va protetto preservandone l'integrità.
Infatti, le acque sotterranee costituiscono un importante anello del ciclo idrologico attraverso il mantenimento di zone umide e corsi d'acqua, che agiscono da riserva durante periodi di siccità.
In altre parole, costituiscono il flusso di base (ossia l'acqua che alimenta i corsi d'acqua tutto l'anno) per i sistemi idrici superficiali, molti dei quali sono sfruttati sia per la captazione idrica sia per scopi ricreativi.

In molti fiumi, oltre il 50% del flusso annuale è costituito dal flusso di base che, nei periodi di magra e durante l'estate, può raggiungere anche il 90% del deflusso idrico di alcuni corsi d'acqua.
Quindi è evidente che il deterioramento della qualità delle acque sotterranee può riguardare direttamente gli altri ecosistemi acquatici e terrestri.

Il rischio di inquinamento delle acque sotterranee

Poiché le acque sotterranee fluiscono lentamente nel sottosuolo all'interno degli acquiferi, l'impatto delle attività umane può durare per un tempo relativamente lungo, il che significa che l'inquinamento verificatosi alcuni decenni fa - da agricoltura, industria o di altre attività umane - può essere ancora oggi una minaccia per la qualità delle acque di falda e, in alcuni casi, può persistere anche per molte generazioni a venire.
I siti contaminati su larga scala sono il risultato e l'eredità di impatti antropici del passato che persistono ancora oggi, come i siti industriali e le aree portuali, dove può essere difficile se non impossibile ripristinare lo stato naturale delle aree interessate con le tecnologie attuali o con un dispendio di risorse ed energie sostenibile.
Inoltre, dall'esperienza di varie operazioni di bonifica degli ultimi 20 anni si è evinto che le misure adottate, nella maggior parte dei casi, non sono state in grado di rimuovere completamente tutti i contaminanti, e che le fonti inquinanti, anche se parzialmente rimosse, possono continuare ad emettere per lunghi periodi di tempo. Pertanto, si dovrebbe porre l'accento sulla prevenzione dell'inquinamento, in primo luogo per prevenire a priori piuttosto che cercare di porre un rimedio a volte impossibile.

In secondo luogo, dal momento che i sistemi di acque superficiali ricevono un continuo apporto di acqua da flussi di falda, una cattiva qualità di quest'ultima si riflette nella qualità delle acque di superficie. In pratica, l'effetto delle attività umane sulla qualità delle acque sotterranee potrà avere ripercussioni sulla qualità degli ecosistemi acquatici associati e degli ecosistemi terrestri che ne dipendono direttamente, se la risposta naturale di autodepurazione come la biodegradazione nel sottosuolo non è sufficiente a contenere i contaminanti.

Infine, gli acquiferi rappresentano una "risorsa nascosta", quantitativamente molto più rilevante rispetto alle acque superficiali, e per la quale interventi di prevenzione, controllo della qualità e restauro sono ancora più difficili da attuare rispetto alle acque di superficie in gran parte a causa della sua inaccessibilità.
Questo carattere "nascosto" rende difficile individuare adeguatamente e quantificare gli impatti dovuti all'inquinamento, specie per la mancanza di consapevolezza e per la scarsità di prove e metodi sperimentali standardizzati per la misura dei rischi e delle pressioni.

Recenti rapporti, tuttavia, mostrano che l'inquinamento da fonti domestiche, agricole e industriali, nonostante i progressi in alcuni campi, è ancora un grave pericolo, sia direttamente attraverso gli scarichi (effluenti) sia indirettamente dallo spargimento di fertilizzanti azotati e di pesticidi o attraverso la lisciviazione degli inquinanti da vecchie discariche o siti industriali (ad esempio, idrocarburi clorurati, metalli pesanti).

Ad esempio, circa un terzo dei corpi idrici in Europa attualmente presentano una concentrazione di nitrati superiore ai valori limite ammissibili. Mentre le sorgenti puntiformi hanno causato la maggior parte dell'inquinamento riscontrato finora, fonti diffuse stanno avendo un impatto crescente sulle acque sotterranee.

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