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Green IT

Come nasce Green IT

In generale con il termine Green IT si intende un approccio ecocompatibile e sostenibile della gestione dell’organizzazione (Business e Information Technology), dei sui processi e dei sui progetti.
Vi é grande attenzione a livello globale sul tema del cambiamento climatico e sulla conseguente crisi energetica, essa ha portato alla definizione di programmi di investimento in nuove tecnologie atte a questo scopo.
Ad esempio l’Unione Europea ha istituito l’High Level Group on Competitiveness, Energy and Environment che sta delineando programmi di breve e lungo periodo che coprono questa tematica.
Tutta questa enfasi ha creato in Italia un forte interesse per quello che viene chiamato Green IT, interesse spinto anche dalle nuove aspettative di guadagno e risparmio.

I grandi produttori e i consumatori si sono mossi per creare e trovare nuovi sistemi a miglior efficienza energetica, cercando di limitare il forte costo energetico a cui essi sono sottoposti

L’impatto ambientale dell’IT

La continua crescita della diffusione dei computer e il loro crescente utilizzo, e la velocità con cui questi vengono rimpiazzati, fa dell’IT una delle maggiori preoccupazioni per la salute dell’ambiente che ci circonda. Di conseguenza ci deve essere una continua pressione sulle aziende ma anche su tutti noi, affinché si sviluppi una responsabilità sociale atta a promuovere la salvaguardia della natura.
L’impatto ambientale dell’IT può essere suddiviso in tre categorie:

  • L’impatto della produzione di nuove tecnologie
  • L’impatto dell’utilizzo delle tecnologie
  • L’impatto che queste tecnologie hanno alla fine della loro vita utile

Si vede quindi come l’IT affligga il pianeta in differenti modi, un computer o in generale uno strumento ICT rappresenta un problema ambientale dalla sua produzione al suo smaltimento.

Impatto della produzione Impatto dell'utilizzo Impatto come rifiuto
La produzione di strumentazione ITC ha un forte impatto ambientale per l’utilizzo di energia elettrica.
Essa richiede inoltre una serie di materie prime, materiali chimici e acqua, con la produzione di grandi quantità di rifiuti. Tutto ciò influisce direttamente e negativamente sull’ambiente.
Ma non solo, infatti la tecnologia hardware per potenza e performance con il passare degli anni, si traduce in strumentazioni sempre più piccole, più veloci, più economiche e con un’elettronica migliore. Da qui nasce la necessità di cambiare continuamente la strumentazione con lo smaltimento dei vecchi hardware, tutto ciò è altro che essere ecocompatibili, anzi si vede come la maggior parte del danno ambientale venga fatto ancora prima di accendere lo strumento elettronico.
La domanda è sempre stata guidata dal design e solo oggi, si sta diffondendo una coscienza nel cliente che fa considerare anche l’impatto ambientale dello strumento. Si sta quindi diffondendo, per fortuna, l’attenzione all' acquisto di prodotti ecocompatibili. Il problema però è che la maggior parte delle aziende tuttora è “environmentally unfriendly”.
Server, computer, monitor, sistemi di comunicazione dati, e sistemi di raffreddamento consumano una grande quantità di energia, ed è in continua crescita per la forte diffusione di queste strumentazioni. L’incremento della richiesta energetica provoca quindi un accumulo maggiore di gas serra nell’atmosfera, ogni computer genera una tonnellata di CO2 all’anno.
In particolare una ricerca Gartner stima che il loro impatto sulla produzione di CO2 rappresenti circa il 2-3% del totale delle emissioni di gas serra.
L’emissioni relative a 10 computer possono essere paragonate all’emissioni di una automobile sullo stesso orizzonte temporale.
- Una cpu può richiedere 100 W;
- Un monitor dai 50 ai 150 W;
- Una stampante laser 100 W;
- Una stampante a inchiostro 12 W.
A questo punto se assumiamo il caso peggiore, ossia un utilizzo continuo senza spegnimento, il costo annuale di utilizzo sarà di circa 4 volte superiore rispetto al caso in cui si considerino solo le 40 ore lavorative settimanali (nel 2007 il costo energetico medio in Italia era di 0.16 €/kWh).
Se si considerano le migliaia se non milioni di strumentazioni elettroniche si nota subito come oltre all’aspetto ambientale, in realtà il Green IT preveda dei vantaggi economici notevoli per le aziende; solo il fatto di spegnere i computer a fine lavorazione porterebbe un vantaggio economico di oltre il 60% dei costi energetici, oltre a ridurre di molto le emissioni di CO2.
Tra i componenti contenuti nei computer, ma anche in generale nelle strumentazioni ICT, ve ne sono molti tossici. Generalmente questi componenti vengono gettati nelle discariche senza nessuna precauzione o semplicemente seppelliti provocando all’ambiente danni irreparabili.
Infatti, spesso, creare hardware IT affidabili e molto veloci vuole dire essere non ecocompatibili. Vuole dire infatti usare risorse come il bario, il berillio, i fosfati e il piombo. Queste sostanze rappresentano una grave minaccia per il pianeta e per la nostra salute se non sono smaltite correttamente. Secondo la Silicon Valley Toxics Coalition, i cosiddetti E-waste, rappresentano il 2% di tutti i rifiuti solidi degli Stati Uniti.
L’EPA e altre agenzie statali per l’ambiente hanno diffuso le modalità di smaltimento corrette per questi elementi, ad esempio il dipartimento della California obbliga le compagnie a smaltire i monitor come rifiuti pericolosi. Inoltre la legislazione HR 233 stabilisce una tassa sulle strumentazioni IT per il loro riciclaggio a termine della loro vita utile.

Sfortunatamente però spesso anche le aziende che partecipano a iniziative di riciclaggio non sono poi così verdi quanto sia auspicabile. Infatti molto spesso le aziende riciclano nuovissimi computer che hanno ancora un sacco di ore di vita utile a disposizione oppure non smaltiscono la strumentazione secondo le norme stabilite

fonte: Alessandro Caleffi
Dip. di Elettronica e Informazione, Politecnico di Milano
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